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Il mostro a tre braccia

Il mostro a tre braccia

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Catalogo: COMMERCIALE (ns. edizioni)


 


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27/10/2009 19.37.02, INSERITO DALLO STAFF - IT
Il libro presenta due racconti gialli che, come racconta lo stesso autore in una nota iniziale, aveva scritto durante i primi anni \'90, e che poi, autostampati, aveva fatto circolare tra conoscenti e amici. Poi il tutto era rimasto lì. Ed è un fatto in cui mi sono identificata dato che anch\'io e che mi ha fatto ben disporre al momento della lettura: in mancanza di poter pubblicare senza oneri da parte mia, mi limito a pubblicare i miei scritti sul web o a farli girare tra gli amici scrittori dopo essermeli autostampati.
Venendo ai racconti, sono entrambi ambientati a Torino, intorno ai primi anni Sessanta (il 1959 e il 1961), nell\'epoca pre-computer come dice lo scrittore. Il primo, \"Il mostro a tre braccia\", narra del pestaggio che poi si è tramutato in omicidio colposo di un commerciante con una deformazione: ha tre braccia e un pezzo di cervello in più perché è nato dall\'unione di due gemelli siamesi, spiega al commissario D\'Aiazzo la suora che l\'ha cresciuto in orfanatrofio, un\'istituzione che adesso è semi-sparita mentre una volta (come si desume dal racconto, ed è molto interessante) esisteva: si poteva trattare anche di reparti, presso gli ospedali cattolici, che accoglievano i bambini nati deformi. Mentre leggevo pensavo che oggi, tramite l\'aborto, è facile sopprimere bambini con gravi deformità. Ma allora ne nascevano ancora. Ed in effetti il racconto affronta un tema delicato, di cui non si parla molto: quello dell\'handicap. Questo uomo deforme è un uomo buono, ingenuo, poeta dilettante, che si lascia coinvolgere in una storia d\'amore che purtroppo per lui finisce male: ricattato dalla sua donna e dall\'amante di lei per delle foto oscene che lei gli ha scattato, lui si ribella e i due lo uccidono.
Il secondo racconto, \"I satanassi di Torino\", narra di una setta satanica (anche qui il tema l\'ho trovato di estrema attualità per quello che sentiamo alla tv e leggiamo sui giornali) di gente insospettabile (politici compresi) che adesca ragazzine minorenni per brutalizzarle col fine, dopo tre anni di perversioni sessuali subite, farle entrare nella setta come diavolesse.
Il D\'Aiazzo e il Ranieri, con il loro solito fiuto poliziesco e interrogando in maniera spiccia le persone coinvolte nella vicenda, riescono a ricostruire le fila di tutta la storia e a scovare i colpevoli.
Una cosa che ho osservato è che in questi racconti non esistono \"buoni buoni e cattivi cattivi\", nel senso che anche i personaggi che subiscono la violenza (l\'omone deforme del primo racconto e la ragazza quattordicenne del secondo) hanno i loro scheletri nell\'armadio. Emerge così il panorama di un\'umanità sofferente che, sia negli aggrediti che negli aggressori, è unita dal comune destino di portarsi dietro le proprie croci, di compiere i propri errori, di cercare un riscatto in modi sbagliati, fin\'anche (negli aggressori) di sopraffare gli altri a tutti i costi.

Elisabetta Modena

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